Di Francesco Filini

L’EMISSIONE DI MONETA, IL RUOLO DELLE BANCHE CENTRALI
L’isitituto della Banca Centrale nasce in Inghilterra nel 1694, questa amministrava, per conto della Corona Britannica, le riserve auree del paese concedendo prestiti corredati dei relativi interessi alle altre banche e ai singoli cittadini. Sulla stessa scia nascono l’americana FED (Federal Reserve), le altre banche “nazionali” e la “nostra” Banca d’Italia (nel 1926 otterrà il monopolio di emissione monetaria). Gli istituti delle banche centrali hanno quindi la facoltà di emettere moneta.
Oggi l’Euro è emesso dalla BCE (Banca Centrale Europea) di cui, con circa il 14% del capitale, la Banca d’Italia ne è una filiale.
In precedenza abbiamo visto come grazie al meccanismo del moltiplicatore bancario le banche “private”, grazie al deposito, possano creare moneta concedendo dei crediti accompagnati dagli inseparabili tassi d’interesse. Ora si tratta di capire come le Banche Centrali determinino l’ammontare di denaro circolante gestendo la creazione di nuova moneta. Visto che non esiste più il sistema aureo, che altri non era che la garanzia di misura materiale della ricchezza, in base a cosa le Banche Centrali emettono? E, soprattutto, di chi è la proprietà al momento dell’emissione?
Ci sarà senz’altro utile, ai fini del nostro ragionamento, studiare il ruolo della Banca d’Italia.
Andando sul sito http://www.bancaditalia.it è descritto il ruolo della stessa banca:
La Banca d’Italia è la banca centrale della Repubblica italiana ed è parte del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e dell’Eurosistema. E’ un istituto di diritto pubblico. Persegue finalità d’interesse generale nel settore monetario e finanziario: il mantenimento della stabilità dei prezzi, obiettivo principale dell’Eurosistema in conformità del Trattato che istituisce la Comunità europea
(Trattato CE); la stabilità e l’efficienza del sistema finanziario, in attuazione del principio della tutela del risparmio sancito dalla Costituzione (Art. 47 – La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito), e gli altri compiti ad essa affidati dall’ordinamento nazionale. La banca è un istituto di diritto pubblico, ma non è un ente pubblico. Essere istituto di diritto pubblico significa che il pubblico ha facoltà di partecipazione attraverso l’azionariato. Se non è un ente pubblico si evince che la Banca Centrale Italiana, la Banca d’Italia è un ente privato. Sembrerà assurdo ma è così. Continuando la navigazione sul sito, ci si imbatte sull’elenco dei partecipanti al
capitale della Banca d’Italia :
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf
Scorrendo l’elenco ci si accorge che, eccezion fatta per INPS e INAIL (circa il 6% delle azioni totali) risultano essere proprietari della Banca i maggiori istituti di credito di credito italiani, tra tutti ne citiamo solo alcuni:
> GRUPPO INTESA 27,2 %
> GRUPPO SAN PAOLO 17,23 %
> GRUPPO CAPITALIA 11,15 %
> GRUPPO UNICREDIT 10,97 %
> ASSICURAZIONI GENERALI 6,33 %
> INPS 5,0 %
> BANCA CARIGE 3,96 %
> BNL 2,83 %
> MONTE DEI PASCHI DI SIENA 2,50 %
> CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE 1,85 %
> RAS 1,33 %
> GRUPPO LA FONDIARIA 2,0 %
> GRUPPO PREMAFIN 2,0 %
Delle società private gestiscono la banca centrale italiana, l’organo deputato a immettere moneta, che d’ora in avanti chiameremo BANKITALIA S.p.A.
Nello statuto di BANKITALIA S.P.A. è indicato come i proprietari privati della Banca privata eleggono un CONSIGLIO SUPERIORE che a sua volta indica al Consiglio dei Ministri quale nome sia gradito alla nomina di Governatore. L’unico obbligo che BANKITALIA ha nei confonti del Parlamento è quello di trasmettere annualmente una relazione sulle attività svolte.
Ma a questo punto è indispensabile tornare negli anni della grande crisi planetaria iniziata nel 1929.
IL GOLD STANDARD, LA FEDERAL RESERVE E IL MODERN MONEY MECHANICS
Approfittando della crisi economica che da quasi 4 anni stringe nella morsa della recessione tutti gli U.S.A., il primo maggio 1933 la Federal Riserve (FED), attraverso un ordine esecutivo del Presidente Americano rastrellò tutto l’oro disponibile nel sistema (la pena per chi non consegnava il suo oro era la reclusione fino a dieci anni!) e così divenne l’unica istituzione a possedere oro, avendo così carta bianca nelle regole della gestione della creazione di moneta: scomparve la dicitura “pagabili (convertibili) in oro al portatore che ne fa richiesta” ed apparve la dicitura
“moneta a corso legale” , ossia la banconota non rappresentava più l’oro che ne giustificasse il valore, era diventata essa stessa un valore. Si passò quindi dal GOLD STANDARD alla banconota corso legale.
Le regole della creazione di moneta vengono fissate dalla FED stessa attraverso un documento denominato “Modern Money Mechanics”, che è disponibile qui:
http://www.rayservers.com/images/ModernMoneyMechanics.pdf.
In questo documento vengono descritte le procedure di creazione della moneta in un sistema bancario a RISERVA FRAZIONARIA. Il processo descritto dal Modern Money Mechanics è un modello adottato da tutte le banche centrali, dal 15 agosto del 1971 viene messo da parte il sistema aureo e nasce il sitema delle banconote3valore nominale a corso legale. In altre parole: il pezzo di carta che abbiamo nelle mani non ha valore perché rappresenta un valore (oro), ma ha
valore perché per convenzione è riconosciuto come un valore.

IL DEBITO PUBBLICO COME STRUMENTO DI CREAZIONE DI NUOVA MONETA
Non avendo sovranità monetaria, il Governo Italiano quando decide di aver bisogno di nuova moneta, ed essendo impossibilitato a stampare da sè nuovi biglietti a corso legale emette i famosi TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO, ovvero dei pezzi di carta, per un valore, ad esempio di 10 MLD di Euro.
BANKITALIA S.p.A., per mezzo di interlocutori finanziari da lei autorizzati a partecipare alle aste di vendita, acquista i titoli del debito stampando delle banconote pari ai 10 MLD di cui lo Stato ha bisogno. Questi 10 MLD vengono redistribuiti sui conti correnti dei partecipanti all’asta.
Tutto ciò è confermato dal sito di BANKITALIA S.p.A.
http://www.bancaditalia.it/banca_mercati/operazioni/titoli in cui si legge:
Titoli del debito pubblico
La Banca d’Italia collabora con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nella gestione del debito pubblico. Sono responsabilità della Banca d’Italia l’organizzazione e la conduzione – per conto del MEF – delle attività di collocamento/riacquisto dei titoli di Stato e di servizio finanziario
del debito.
Ciò che avviene è uno scambio tra uno STATO e un ENTE PRIVATO a fini di lucro: lo stato emette dei pezzi di carta (Bot, cct, ecc…) l’Ente privato stampa i corrispettivi pezzi di carta (euro). Di fatto BANKITALIA S.p.A. PRESTA del denaro allo Stato Italiano, creando gli EURO dal nulla, avendo la garanzia che il Governo, attraverso il debito, li restituirà. Il debito che lo Stato sottoscrive con l’Ente-Tipografia BANKITALIA è il DEBITO PUBBLICO. Ora sappiamo quindi chi è il creditore del
famoso debito pubblico: una Banca di proprietà di privati che perseguono i propri interessi e che stampa denaro e lo presta allo Stato. Attenzione, è bene ricordare come questo denaro – corso legale non ha nessuna copertura fisica in oro, nella maggior parte non è nemmeno stampato: viaggia alla velocità della luce attraverso i computers e internet!
E’ evidente che il denaro che le banche emettono è un prestito, è un debito.
IL DEBITO PUBBLICO E L’INFLAZIONE
Abbiamo visto in precedenza come, grazie alla riserva frazionaria e al moltiplicatore monetario le banche possano creare soldi dal nulla attraverso il deposito. I 10 MLD del debito pubblico vengono distribuiti sui conti correnti delle banche. Il Money Modern Mechanics fissa la riserva frazionaria al 10% dell’ammontare del deposito: dei 10 MLD depositati (accreditati elettronicamente) il 10% è trattenuto come riserva. I restanti 9 MLD possono essere prestati e, al momento del prestito, verranno subito riaccreditati come nuovo deposito. Il 10% verrà accantonato e messo in riserva, gli 8,1 MLD rimanenti possono essere di nuovo prestati. In base a
questo processo descritto dal Money Modern Mechanics dagli iniziali 10 MLD del debito depositati sui conti correnti si creano “dal nulla” 90 MLD di crediti concessi come prestito dalle banche. La creazione di tutto questo nuovo denaro, seppur virtuale o stampato parzialmente, ha un effetto devastante sulla base monetaria preesistente: infatti il nuovo denaro prende il suo valore da quello già in circolazione, causando una drammatica riduzione del potere d’acquisto della
moneta circolante: questo processo è noto come INFLAZIONE. Infatti l’economia nella sua legge principale ci insegna che ad ogni incremento di moneta in circolazione (offerta di moneta) corrisponde un aumento della domanda di beni e servizi (domanda), la smithiana “mano invisibile” fa convergere le due forze di mercato verso un punto detto “di equilibrio”, con l’effetto dell’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi e la diminuizione del potere d’acquisto della moneta
circolante.
Con il sistema della riserva frazionaria l’inflazione è un effetto intrinseco al sistema stesso: la base monetaria (l’ammontare di denaro in circolazione) è in continuo aumento, ma a quest’aumento non corrisponde l’aumento dei beni e dei servizi: il denaro perde valore. Basta confrontare i prezzi di oggi con quelli di dieci anni fa per verificare empiricamente questo fenomeno. L’inflazione è una tassa occulta. L’ISTAT ha misurato la progressiva perdita del potere d’acquisto dell’euro stimandola del 50% in 8 anni… Le banche fanno passare il processo inflazionistico (intrinseco al
sistema di riserva frazionaria descritto sul money modern mechanics) come un evento naturale.
Nel nostro sistema monetario le banche attraverso la creazione di nuova moneta emettono un debito del quale restano creditrici. Vien da sè che il denaro è a tutti gli effetti un debito. Se ogni cittadino e addirittura lo stato Italiano potessero saldare tutti i loro debiti domani non rimarrebbe nemmeno un euro in circolazione, perchè il denaro si crea esclusivamente con un prestito. La logica conseguenza è che tanto più denaro è in circolazione tanto più aumenta il debito e l’inflazione.
Nel 1941 Marriner Eccles, Governatore della FED dichiarava: “SE NON CI FOSSE DEBITO NEL NOSTRO SISTEMA MONETARIO, NON CI SAREBBE MONETA“.

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