Di Francesco Filini

La classica lettura della storiografia contemporanea sulle guerre di Vandea tende a liquidare la questione come una reazione clerical-monarchica alla Rivoluzione Francese. Subito dopo la presa della Bastiglia e prima ancora di aver tagliato la testa a Luigi XVI e Maria Antonietta, i rivoluzionari giacobini procedettero all’espropriazione di tutti i beni clericali che divenivano dal 2 Settembre 1789 proprietà della Nazione, pronti ad essere ceduti per rimpinguare le casse del nuovo stato nascente. Per opporsi a quest’esproprio fatto in nome del popolo e della I Repubblica Francese, clericali e nobili avrebbero – sempre secondo la storiografia progressista contemporanea – sobillato la classe proletaria contadina contro il nuovo regime rivoluzionario, per difendere i reazionari valori di Dio, Patria e Famiglia. Cittadini stolti e incapaci di comprendere l’inganno perpetrato dal vecchio potere politico in nome di valori frutto della religione, l’oppio dei popoli di cui parava Marx. Un giudizio sul popolo simile a quello che certa intellighentia dei giorni nostri tende a dare quando le elezioni vengono vinte dal “Cainano” di turno: il popolo è stolto e si fa abbindolare dalle false promesse che il Sultano di Hard-core emana attraverso i suoi potenti mezzi mediatici, detenendo ovviamente il controllo totale sull’informazione. Solo la minoranza illuminata del Paese è in grado di vedere l’inganno, grazie alla sua “superiorità culturale” che deve essere imposta attraverso gli alfieri della verità e della Justitia. In Italia questa cultura giacobina ha trovato in Travaglio, Santoro, Floris, Ezio Mauro, Padellaro e tutti gli altri esponenti del circo mediatico capital-progressista, degli ottimi interpreti. La magistratura impegnata e illuminata ha invece eseguito con grande impegno e costanza i precetti di detta cultura, di cui ne costituisce a pieno titolo il braccio armato.

Ma torniamo alla Vandea. Dalle memorie di guerra della signora La RochejaqIl Santo d'Anjouuelein, vedova del comandante dell’esercito reale, scopriamo che furono proprio i contadini a trascinare clero e nobiltà nella rivolta contro il regime rivoluzionario. Molti storici sono propensi ad attribuire il successo dei “reazionari” nelle guerre di Vandea al fatto che ad insorgere fu proprio il popolo, che spesso sceglieva i suoi comandanti tra gli stessi contadini, come fu per il generalissimo Jacques de Cathelineau, un povero venditore ambulante che guidò l’esercito cattolico e reale. La Vandea infatti fu una vera e propria guerra di popolo a cui aderirono nobiltà e clero, spinti soprattutto dall’interesse di riconquistare i beni che i giacobini gli avevano sottratto.

Ma cos’è che spinse i contadini della Vandea ad insorgere? Ezra Pound diceva: non vedo nessuno se non è un cretino che oggi possa pensare di conoscere la storia senza capire l’economia. Proviamo quindi a gettare uno sguardo sulla situazione economica dell’epoca, cercando di vedere come cambiò l’economia francese dopo la rivoluzione. Abbiamo detto all’inizio che il primo provvedimento giacobino fu la confisca dei bene del clero, il secondo fu emettere attraverso il Tesoro dei titoli di prestito: gli assegnati. Gli assegnati nascono inizialmente come biglietti di stato “pagabili a vista al portatore” con i quali si potevano acquistare i beni di stato confiscati al clero. Così facendo lo Stato giacobino riusciva a incassare moneta sonante dando indietro dei titoli di carta che rappresentavano la promessa di cedere beni di stato. Con questo meccanismo lo Stato rastrellava attraverso la Banca economie prima ancora di vendere, producendo semplicemente un pezzo di carta. Anne-Pierre de Montesquiou-Fézensac, deputato dell’Assemblea costituente francese dichiarò, parlando degli assegnati, che erano «il più costoso e disastroso dei prestiti». L’anno successivo alla prima emissione, gli assegnati diventarono essi stessi una moneta, esattamente come la sterlina inglese. Gli assegnati da titoli del tesoro divennero moneta di Banca non più di proprietà del portatore (come lo erano state fino al 1789 le sonanti monete romane) ma pagabile a vista al portatore: una moneta nominale, una moneta debito. Il prof. Francesco Lemmi, ordinario di Storia Moderna all’Università di Torino, affermò che la prima causa della Vandea fu la pesante pressione fiscale che il regime giacobino esercitò a seguito dell’emissione degli assegnati. I contadini della Vandea si ribellarono e insorsero contro la truffa giacobina che li aveva trasformati da proprietari a debitori della propria moneta attraverso l’esercizio del prelievo fiscale. L’assegnato fece una brutta fine: fu stampato senza controllo causando inflazione e aumento della pressione fiscale, fu ritirato nel 1797. Per un breve periodo si tornò alla moneta sonante, nel 1800 l’esperimento delle banconote nominali fu ripreso con la costituzione della Banca Centrale Francese, per opera di Napoleone.

La rivolta vandeana è una rivolta contro il liberismo economico di matrice giacobina: al grido di libertè, egalitè, fraternitè il regime giacobino aveva imposto la propria moneta-debito (durante il Terrore giacobino la non accettazione dell’assegnato comportava la pena di morte!) impoverendo il popolo con l’imposizione fiscale e rastrellando quella ‘buona’ di proprietà del portatore: un simbolo econometrico effettivamente rappresentante il valore del lavoro contadino che lasciava poco spazio alla speculazione.
La crisi dell’assegnato fu accelerata infatti dall’enorme speculazione dei mercati e dall’immissione ad opera della nemica Inghilterra di un enorme quantitativo di assegnati falsi (foto a destra). La Vandea segnò l’inizio delle battaglie del sangue contro l’oro.

Le condizioni politico-economiche attuali necessitano una nuova Vandea, un’insorgenza popolare fatta con i mezzi che lo Stato di diritto permette di utilizzare. Le banche che hanno decapitato la politica italiana ed europea e dopo aver imposto da secoli la moneta-debito, oggi si accingono a riscuotere inviando i loro esattori a liquidare gli stati. Quest’articolo viene scritto il giorno prima della manovra del neopresidente del Consiglio Monti, un uomo espressione diretta del mondo finanziario globale: l’esattore inviato dall’usuraio a prelevare la ricchezza del popolo attraverso tasse e svendita di beni pubblici e magari un domani anche alla sdemanializzazione. Parole come “crescita”, “sacrifici” e “spread” hanno sostituito l’ideologico motto giacobino libertè, egalitè, fraternitè e il governo delle banche ce li ripete di continuo utilizzando tutti i mezzi di cui dispone: vogliono convincerci che l’uomo e la sua esistenza sono esclusivamente riconducibili ai dettami dell’ideologia del terzo millennio: l’usura scambiata per libertà.

La nuova Vandea dev’essere una Vandea d’Europa che si ponga l’obiettivo principale di recuperare quella sovranità monetaria (e quindi anche quella politica) perduta nel 1694 con la creazione della Banca Centrale d’Inghilterra. Un’insorgenza che deve passare esclusivamente per una salda presa di coscienza da parte del popolo del sistema bancario della creazione del debito pubblico.

I contadini dell’epoca trascinarono clero e nobiltà a difendere i la propria terra e i loro valori, oggi l’unica vera rivoluzione che possiamo fare è recuperare quel senso d’appartenenza, quei valori e quell’indomito sentimento di libertà che nella storia ha nobilitato ed elevato l’essere umano. E’ il preludio della nuova Vandea Europea.

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