Di Claudio Marsilio

Qualcuno ricorderà il grande film di Verdone “Bianco rosso e verdone”, di qualche annetto fa: il nipote gonzo si avvicina alla nonna ( l’eterna sora Lella ) dopo aver preso delle medicine, e – ancora mezzo confuso –  quando al posto del resto torna con un “buono” le chiede: “Nonna, m’hanno fatto un buono: che vor dì?”
“Che te la piji ‘nder culo!”, sentenzia prosaicamente l’anziana vecchina, restituendo col colore tipico delle affermazioni vernacolari l’antica saggezza popolare, ormai in via di estinzione.

Eh sì, perché il governo dei professori, quello dei tecnici, dopo averci regalato una sobria lenzuolata di liberalizzazioni fondamentali per la crescita del paese e l’abbattimento del Debito Pubblico che la opprime, ha pensato bene di tirare fuori dal cilindro questa soluzione spettacolare (o forse dovremmo dire “impressionante”, per usare un aggettivo particolarmente caro ai giornalisti nostrani, che amano tradurre l’inglese “impressive” anziché con il più consono “di grande effetto” quando si parla di riforme, con la assonante traduzione) per pagare i creditori della Pubblica Amministrazione: anziché sonanti quattrini, “liquidità”, gli rifilano i BPT, i Titoli del Debito!
Le Piccole e Medie Imprese, gli artigiani che anticipano l’IVA e pagano i fornitori prima di prestare un servizio alla Pubblica Amministrazione, quindi – dopo aver aspettato anni ( come nel caso della ASL di Napoli 1 che impiega 1.676 giorni per pagare le fatture, oppure nell’altrettanto drammatica azienda ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, dove i fornitori aspettano fino a 1.414 giorni ) si vedranno pagare – per così dire – con un altro “pagherò”.E i soldi, quelli veri, quando li beccano??

Ora, a prenderla sullo scherzo, ci si potrebbe fermare qui.
Ma la Confindustria e la Confcommercio hanno accettato la proposta del Governo    ( che ci sta lavorando ancora su ) mentre qualche dubbio l’ha sollevato il mondo cooperativo.

Cito dal sito del Governo Italiano ( http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=73384304 ): “il mondo cooperativo, con Giuliano Poletti (Legacoop) gioca la carta della compensazione: «Se ci pagano con titoli di Stato, li accetteremo a patto di poter pagare le tasse con identica moneta». Ivan Malavasi, presidente di Rete Impresa Italia, parla di idea «innovativa», ma mette dei paletti: «Va studiata nei dettagli tecnici» e comunque «si tratta di un`opportunità che viene offerta alle imprese, non un obbligo».
Ed è scettico Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato  ( quel tessuto di piccole e piccolissime imprese che costituisce la stragrande maggioranza dell`impresa italiana, e che sconta pesantemente la crisi di liquidità, dovuta alla stretta creditizi ): «Pagare con titoli di Stato? Una proposta interessante, ma difficile da applicare per le pmi. Non possiamo certo pagare i dipendenti con i Bot: quanto costerebbe poi riscattarli? Non vorrei che nel triangolo Stato- banca-impresa quest`ultima si trovi a essere l`anello più debole. Tanto più che gli appalti pubblici sono già aggiudicati attraverso gare, quindi con margini minimi: se ci mettiamo altri costi, si perde l`utile».
E fin qui l’aspetto tecnico.
Manco a dirlo, quello che interessa di più questo blog è proprio l’obiezione sollevata dal rappresentante della Legacoop e dell’artigianato, Guerrini: ma se accetto come pagamento i BOT emessi dallo Stato, poi ci posso pagare i dipendenti? E le tasse?
E allora che me ne faccio degli euro?
Se vale il pagamento dello Stato con il suo pezzo di carta emesso dalla sua tipografia, vale anche in senso inverso. Vale perché “mi fido” dello Stato, che onorerà il suo debito con me, che lo ripago con il Lavoro.
Sintomatico quell’accetteremo a patto di proferito da Poletti.
Torna l’antico e originale assunto delle teorie di Auriti, sull’accettazione della moneta come presupposto del suo valore.
Perché dovrei accettare un pezzo di carta alternativo, per acquistarmi il quale sul MOT (mercato telematico dei titoli) lo Stato deve emettere debito a garanzia,e  per onorare il quale ci ammazza di tasse e ci deve pagare interessi usurari??
Guardate che questa cosa è esplosiva: il governo dei sobri banchieri, del Bilderberg, della Trilateral Commission e di tutte le altre lobby caritatevoli fatte di professori con il loden, quello chiamato per “Fare presto”, alla fine ricorre alla moneta hitleriana. Quella dello Stato. Carta contro Lavoro.
Perché non ha più una lira. In senso metaforico e letterale.
Se avesse la lira e fosse veramente sua, non dovrebbe chiedere nulla a nessuno, ma questa è un’altra storia.
Torniamo alla storia del debito, come ce la racconta qualcuno su wikipedia
( http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico ).
Alla voce “debito interno” recita ( appena cambiata! ): “Il debito interno si contrae quando lo Stato per acquistare moneta dal Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato (MOT) emette titoli di stato a favore degli acquirenti pari alla quantità di moneta corrisposta sulla quale emissione paga il valore nominale più gli interessi stabiliti dai mercati sugli stessi titoli di stato.”
Va bene, funziona proprio così. In realtà non proprio perché gli interessi non sono stabiliti dai “mercati” ma dalla BCE che fissa A PROPRIO ESCLUSIVO piacimento il tasso con cui clicca la nascita della moneta  dal nulla sul conto delle Banche Centrali Nazionali.
Tempo fa, su un blog interessante, quello di Stampa Libera ( c’è ancora qualcuno che si adopera perché lo sia, almeno su internet, visto che a livello della carta stampata il nostro Paese è scivolato al 61° posto nella graduatoria della libertà di stampa su 179 paesi – e naturalmente, ancora per colpa di Berlusconi anche se non c’è più! http://rsfitalia.files.wordpress.com/2012/01/rsf-6-classifica-libertc3a0-di-stampa-2011-2012-europa.pdf ) c’è stato un intenso scambio di vedute su questo argomento, a seguito della pubblicazione della risposta del Commissario Olli Rehn all’interrogazione scritta dell’on. Borghezio ( il matto padano che tentò di entrare col suo tesserino da europarlamentare ad una riunione del Bilderberg, ricevendo sonore mazzate; chi ci ride sopra per antipatia verso il personaggio, sappia che – per delega- non le ha prese lui, ma il cittadino! ).
Che chiedeva Borghezio con la sua interrogazione E-006243/2011?
Riporto testualmente per chi non la conosce:
“Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro.”
Borghezio: “Alla luce della discussione scientifica in atto a livello internazionale sul signoraggio della moneta e premesso che detto signoraggio sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;
posto che, allo stato attuale, non è dato individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione dell’euro, mentre i popoli europei hanno pieno diritto di conoscere se siano «creditori» in quanto proprietari o «debitori» in quanto non proprietari per un valore pari a tutta la massa monetaria di euro posta in circolazione;
può la Commissione precisare, in maniera chiara e definitiva, a chi appartenga giuridicamente la proprietà dell’euro al momento della sua emissione?”

La Risposta di Olli Rehn non si è fatta attendere, e – a nome della Commissione – il 16.8.2011 ha affermato:

“Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca centrale europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali. Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri. Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza*. I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.
( * In base a consuetudini giuridiche precedenti all’adozione dell’euro, in alcuni Stati Membri dell’area dell’euro si ritiene che il titolare possegga unicamente il valore nominale e non le banconote o le monete in sé, che rimangono di dominio pubblico )”

Il neretto nella dichiarazione è mio.
Quindi ci siamo. L’Unione Europea dichiara che al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema.
Un noto attore di cabaret partenopeo, in una sua famosa gag, usava spesso quest’espressione: “Allora parlaimm’ e n’ce capaimm’??”
Parliamo e non ci capiamo?
E allora te lo ripetiamo.
Il 6 gennaio – si sa, repetita juvant – è stata presentata la seguente interrogazione:

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)
Oggetto:Natura giuridica della proprietà dell’euro
“In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?”


Cioè, cari kommissar dell’Unione Europea, abbiamo capito che al momento dell’emissione la banconota appartiene alla BCE che la STAMPA, ma la PROPRIETA’ GIURIDICA che ti consente di VENDERLA ad INTERESSE, ( tanto che i Governi devono comprarla sul MOT  tentando di piazzare titoli di debito ) chi te la dà?
Il Trattato stabilisce che la stampi, la emetti. Chi l’ha detto che è TUA? Dove sta scritto?
Quindi cari amici, capite bene che se lo Stato decide di pagare i suoi creditori interni con titoli di debito – con giusta opposizione degli artigiani e delle cooperative che conoscono le regole – questo contravviene alle norme statutarie proprio del SEBC   ( Sistema Europeo delle Banche Centrali ) che all’articolo 16 del suo Statuto dichiara che “le banconote emesse dalla BCE e dalle BCN costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità”.
E’ un gesto disperato dei Burocrati di Bruxelles mandati a governare i paesi cicala dell’UE, consapevoli dell’impossibilità a far fronte a tali debiti spropositati, impagabili?
Monti non può non sapere che NON SI PUO’ FARE, che questa prospettiva è deflagrante per il sistema forzoso dell’euro.
Teniamo d’occhio l’ennesima risposta vaga che darà la Commissione sulla questione giuridica dell’euro.
Intanto, se passa la mossa di Monti sui pagamenti in BOT, carta contro lavoro, l’euro diventa superfluo: la moneta torna allo Stato.
Tertium non datur.

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