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di Francesco Filini

Dal Municipio IV di Roma Capitale arriva il progetto “Empori Locali” per dare una risposta efficace e concreta alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo. Uno dei problemi principali della crisi infatti è il monopolio che la Grande Distribuzione Organizzata ha imposto sul commercio: in ogni città d’Italia sono stati piazzati quegli enormi “centri trasfusionali” dell’economia reale, meglio conosciuti come centri commerciali: mastodontiche strutture che ricevono ogni giorno migliaia di  incauti cittadini che, convinti di comprare buona merce a prezzi concorrenziali, gli cedono buona parte del loro stipendio.

la Grande Distribuzione Organizzata

Il problema vero è che i cosiddetti “consumatori” (che termine odioso!) non sanno che cedendo il loro denaro, acquistano inconsapevolmente il proprio supplizio insieme alla spesa. Questo accade perché le grandi banche e multinazionali che controllano queste strutture investono il ricavato nel cosiddetto mercato azionario in cui avviene appunto la finanziarizzazione dell’economia reale, dove il denaro viene estirpato dal territorio per essere investito, ossia moltiplicato senza lavoro, spesso in titoli del debito pubblico: sembra paradossale, ma facendo la spesa presso le centrali operative della GDO mettiamo il denaro nelle mani di chi ce lo presterà ad interesse! Siamo noi che, come tante piccole pecore, ci rechiamo in questi posti convinti di risparmiare e fare buoni acquisti e ne usciamo tosati della nostra lana senza nemmeno accorgercene!

Tutto ciò accade a discapito del piccolo commercio che va in sofferenza: sempre più botteghe di quartiere chiudono (e di conseguenza lo Stato non incassa dalle tasse ed è costretto a chiedere proprio ai “mercati” tanto cari a Mario Monti i soldi in prestito) e i quartieri delle grandi città diventano sempre più anonimi, insicuri e tristi, abitati non più da cittadini ma da pecore consumatrici che lavorano fino a sera e anche per questo sono costretti a fare spesa presso i grandi supermercati.

Con il progetto Empori Locali si vuole venire incontro alle esigenze del cittadino e permettergli di fare la spesa presso il piccolo commercio, cercando di ancorare il più possibile il denaro al territorio. Tramite un sito internet gestito da una cooperativa di giovani volenterosi e attualmente non occupati, le persone potranno fare tranquillamente la spesa nel proprio quartiere, dal proprio posto di lavoro, utilizzando l’e-commerce. Con questo sistema si cerca di distrarre il più possibile quel continuo flusso di denaro che va ad alimentare il motore del debito per riversarlo nel territorio, cercando di immettere sangue in un organismo che deperisce ogni giorno che passa.

Per far sí che anche i commercianti reinvestano il denaro nel circuito locale, è stato loro proposto di stringere un patto di solidarietà che è rappresentato dallo SCEC, il buono locale emesso gratuitamente dall’associazione Arcipelago e spendibile nella rete della solidarietà composta non solo da commercianti ma da artigiani, produttori, liberi professionisti e enti del terzo settore. Lo SCEC viene accettato in percentuale (che di solito va dal 5 al 30 %) sulla spesa, rappresenta nelle mani dell’acquirente vero e proprio potere d’acquisto, nelle mani del commerciante una certificazione dello sconto: se un fruttivendolo incasserà 900 euro e 100 SCEC su una spesa di 1000, sarà portato a comprare il mobile di casa sua dal mobilificio locale che accetta i buoni e non nella grande distribuzione.

Per questo il sistema informatico che gestisce Empori Locali prevede la compravendita in euro e in SCEC.

I lavoratori potranno fare la spesa comodamente dalla propria scrivania e potranno recarsi al mercato a ritirarla, oppure i ragazzi che gestiscono la cooperativa si recheranno presso il gruppo d’acquisto e faranno le consegne a casa dei richiedenti.

Questo è solo il primo passo.

Il secondo sarà quello di mettere in correlazione diretta il produttore con il

 venditore: chi coltiva le zucchine oggi è costretto, per il regime di monopolio che vige, a cedere il prodotto del proprio lavoro al grossista della GDO che redistribuisce le merci imponendo il prezzo. Convogliando invece una serie di persone presso un mercato rionale, si è in grado di dare al coltivatore di zucchine la possibilità di vendere ad un prezzo giusto i suoi prodotti che proverranno dalla coltivazione delle campagne vicine e non da chissà dove (e coltivato chissà come…).

Il tutto sempre con il nuovo patto di solidarietà tra produttori, venditori e consumatori, rappresentato dallo SCEC.

Una parte dei proventi andrà a coprire i costi vivi della cooperativa sociale, il profitto sarà reinvestito per progetti sociali sul territorio.

Là dove non arrivano piú le istituzioni, arriveranno i cittadini che si forniranno da soli i servizi: “La vera innovazione – secondo il Presidende del Municipio Cristiano Bonelli e l’Assessore alle Politiche Sociali Francesco Filini –  consiste nel fatto che emporilocali.it è un progetto sociale prima ancora che commerciale: da un lato si da la possibilità al cittadino di avere più potere d’acquisto rappresentato dagli SCEC, dall’altro si mira a generare nuove economie per sostenere i servizi sociali. Infatti la cooperativa che gestisce il sito investirà gli utili nel territorio per andare a colmare le lacune che i tagli sulla spesa sociale hanno creato. Chi farà spesa nel mercato Serpentara 2, oltre ad avere i vantaggi di cui sopra, contribuirà a dare nuova linfa alle associazioni, alle cooperative e alle parrocchie del territorio impegnate nel sociale. La crisi, oltre ad uccidere l’economia reale, colpisce soprattutto i più deboli: noi non vogliamo che nessuno venga lasciato solo. Il progetto è un progetto pilota, e replicabile non solo negli altri mercati rionali del territorio ma anche nei quartieri.”

Questo è il modello che si vuole raggiungere con questa e altre progettualità di futura attuazione.

Come scrisse Ernst Jünger nel Trattato del Ribelle:

«Se le grandi masse fossero cosí trasparenti, cosí compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l’incubo dei potenti».

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