Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

In queste ore i tre “saggi” (l’ex presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, l’ex vice presidente della Bce Lucas Papademos e il rettore della Bocconi Andrea Sironi) nominati dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco stanno per consegnare al Ministro dell’Economia Saccomani (anche lui tecnico sfornato dall’Istituto di Palazzo Koch) la relazione sulla rivalorizzazione delle quote della Banca Centrale “italiana”. Già, perché stando alle quote attuali, le azioni della BdI valgono appena 156 mila euro, decisamente troppo poco per gli azionisti. Ma facciamo un passo indietro.

Sappiamo che a detenere le quote dell’Istituto di emissione italiano sono una serie di cartelli bancari e finanziari come Intesa San Paolo, Unicredit, BNL, Assicurazioni Generali ecc., un pacchetto di azionisti che abbiamo conosciuto solo nel 2005, poiché era rimasto nel totale anonimato sin dal 1893, quando per espresso volere di Giovanni Giolitti, fu fondata la società anonima Banca d’Italia.

Una scoperta che spinse l’allora Ministro dell’Economia Tremonti a far approvare dal Parlamento la Legge 262/2005 con la quale “è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.” (cfr. Titolo IV, Capo I, art. 19 comma 10 della legge 262/2005).

Quindi, entro i tre anni successivi all’approvazione della legge, ovvero entro Dicembre 2008, la proprietà di Bankitalia doveva passare dal cartello di Banche e Istituti finanziari allo Stato.

Sono passati 8 anni e di nazionalizzazione della BdI non se ne è fatto più nulla. Anzi, la legge emanata approvata dal Parlamento è stata bollata dal banchiere Patuelli, presidente dell’Abi, come illiberale.

Nel 2005 l’Italia non era ancora nella spirale recessiva, solo pochi temerari come il Prof.

Don Giacinto Auriti

Giacinto Auriti denunciavano la truffa dell’euro e il sistema delle Banche Centrali.

Se la legge fosse stata rispettata oggi saremmo qui a raccontare una storia diversa. Invece i facili pronostici di Auriti si sono avverati: tra tasse, tagli e dismissione del patrimonio pubblico il sistema finanziario sta distruggendo il tessuto sociale ed economico nazionale, la rarefazione monetaria è letteralmente causa di fame, di suicidio e di disperazione.

Draghi

In questo contesto si inserisce, magicamente, l’operazione di rivalutazione delle quote della Banca Centrale “italiana”. I rumors dicono che i 3 magi venuti dall’Occidente decadente, seguendo la stella cometa Mario Draghi (che li benedice e li conduce), offriranno alla mangiatoia allestita da Letta e Saccomanni un bell’aumento di valore del pacchetto azionario di Palazzo Koch, stimato in 5-7 MILIARDI di EURO, elevando all’ennesima potenza l’irrisoria cifra dei 156 mila euro attuali. Perché? Perché così i vari Istituti di Credito “italiani” potranno mettere nelle poste attive di bilancio il valore creato dai “savi” di Visco, resistendo quindi allo stress-test che Draghi imporrà a tutte le banche d’Europa. Un vero e proprio artifizio, una magia, una creazione di valore monetario dal nulla ad opera del sistema finanziario.

E i media, che fanno? Ovviamente benedicono l’operazione perché lo Stato tasserà queste nuove quote e otterrà finalmente i tanto agognati 1,6 MLD di Euro per non reintrodurre l’IMU per il 2013. Che ovviamente è stato nel frattempo sostituito da un’altra serie di gabelle create ad arte dal governo Alfetta.

Banksters

Si signori miei, siamo di fronte ad una vera e propria truffa ai nostri danni: non solo la legge italiana non conta più nulla, non solo il sistema bancario crea valori a suo uso e consumo per far quadrare i conti e arricchirsi, ma addirittura tutto ciò è fatto a “fin di bene”, per alleggerire il cuneo fiscale. Quei 5-7 MILIARDI dovrebbero essere nostri, una legge nazionale lo ha stabilito 8 anni fa. La Banca dovrebbe essere nostra, addirittura qualcuno dovrebbe pagarci i danni. La speranza è che qualche politico onesto e sufficientemente preparato su questi temi si faccia sentire, perché siamo di fronte al ribaltamento totale della realtà: i signori del denaro approfittano della nostra ignoranza per fare il bello e cattivo tempo. A Roma si dice contenti e cojonati.

Twitter @francescofilini

Annunci