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Grillismo

di Francesco Filini

Non c’è niente da fare, siamo il popolo che sa dividersi meglio di ogni altro: siamo i guelfi e i ghibellini, gli orazi e curiazi, religiosi e laici, destri e sinistri, credenti e atei, leninisti e trozkisti, romanisti e laziali… Insomma, ogni occasione è buona per rimarcare le differenze e ostentare il bisogno di “un’appartenenza”, perché abbiamo l’impellente necessità di sentirci parte di qualcosa, e molte tradizioni sociologiche insegnano che è proprio nel conflitto che nasce la necessità dell’uomo di accomunarsi con i suoi simili: è questo che spinge i fondatori di partiti e movimenti a mettersi in posizioni di forte conflittualità con tutto il mondo, serve a creare l’humus su cui si raduna il branco.

La naturale deriva del sentimento di appartenenza si chiama “ideologia”. E’ una parola che terribile, spesso confusa con “ideale” che ne è invece il nobile contraltare. L’ideologia è la discesa dell’idea nell’abisso infernale della bassa istintività: ottenebra la ragione, altera il bioritmo fisiologico, evoca antichi richiami tribali, degrada l’uomo a manichino inconsapevole. In nome dell’ideologia è stato sparso sangue di giovani ragazzi nelle strade d’Italia, si è arrivato a giustificare addirittura l’assassinio: non a caso negli anni ’70 si sosteneva che “uccidere un fascista” non era reato.

La divisione ideologica ha da sempre fatto la fortuna del potere, dagli antichi romani i banksters internazionali hanno appreso l’arte del divide et impera, e sanno bene che un popolo diviso è incapace di organizzarsi.

Dopo la caduta del Muro si pensava che l’epoca delle ideologie avesse finalmente conosciuto il suo tramonto, ma per molti versi è stata un’alba: l’ideologia delle ideologie è risorta con più forza. Mi riferisco al dogma del debito da cui nascono le categorie politico-economiche di capitalismo e socialismo con tutte le loro degenerazioni (neoliberismo, comunismo, ecc..), che altro non sono che due differenti formule di organizzazione societaria confinata nel recinto del debito, disegnato ad arte da chi detta le regole del gioco. Oggi, molto più di ieri, il debito è totalmente gestito e imposto dal mondo speculativo e finanziario, i banchieri internazionali controllano la vita di ogni singolo popolo.

In Italia da qualche anno è sorta una nuova ideologia, nata paradossalmente dal presupposto di superare le ideologie: il grillismo. Dal fisiologico e ciclico fallimento della politica circoscritta nel recinto del dogma del debito, è nato il Movimento 5 Stelle che al grido di “vaffanculo tutti” e altri slogan forti e stimolanti la pancia del popolo, promette di fare tabula rasa della “casta” per far spazio al cosiddetto “cambiamento”. Con le ultime poltiche molti ragazzi in gamba sono entrati in Parlamento (penso a Carlo Sibilia e al suo discorso a Letta sul debito o a Stefano Vignaroli, per fare acluni nomi), così come sono entrate persone impreparate e politicamente nulle.
E’ così: nel Movimento 5 Stelle, come in tutti gli altri partiti, ci sono persone preparate e degne e persone che farebbero realmente il bene del popolo solamente se smettessero di occuparsi di politica. Ma il problema del M5S però è lo stesso di tutti gli altri partiti: l’ideologia. L’ideologia di sé stessi. Molti “attivisti” del Movimento sono infatti convinti di appartenere ad una razza superiore, eletta, pura e avulsa dai mali che attanagliano la società. Credono che il M5S sia immune al male, vivono epicamente il movimento “dei giusti” convinti di essere gli Jedi venuti a portare equilibrio nella Forza… Lo stesso nome, MoVimento (con la v del vaffanculo-day in evidenza) “5 STELLE”, sta ad indicare la superiorità agli altri partiti che sono devono suonare come una bettola a 2-3 stelle… Ma l’ingenuità sta nel credere che la bandiera ostentata sia il sigillo di garanzia, come se la dicitura D.O.C. su una bottiglia d’olio ne certificasse la fragranza e la qualità, quando invece è stato ottenuto dalla spremitura a caldo di olive marce…

Il punto è che bisogna avere l’umiltà di mettere in discussione tutto e non giustificare anche l’ingiustificabile, come spesso accade. Ci sono temi, come ad esempio il dogma dell’indipendenza della banca centrale (dogma difeso da Grillo in un suo articolo, dove segna il pericolo nazista ungherese perché ViktorOrban, il primo ministro, ha cambiato la Costituzione minando l’indipendenza della Banca centrale”, dove Orban ha nazionalizzato la Banca Nazionale), oppure sull’uscita dall’euro (Grillo propone un referendum, che sa bene la Costituzione non permette di fare, per uscire dall’euro ma non dichiara come fa ad esempio Marine Le Pen di uscire dall’euro), oppure sulla proprietà popolare della moneta (Grillo andò a scuola da Auriti e conosce bene la questione, ma da quando è diventato il leader del partito evita di dirlo: http://youtu.be/-3ZaFJq1cm4), e ci sono tante altre zone d’ombra su cui torneremo a breve. Il problema è che chi aderisce al movimento sembra non vedere queste macroscopiche contraddizioni, per spirito d’appartenenza, per difendere il branco: per ideologia. L’Italia non ha bisogno di una nuova ideologia “grillista”.

L’unico vero cambiamento possibile in politica è quello di superare l’ostacolo dell’appartenenza a priori e andare a cercare quelle persone oneste e di buona volontà che esistono in ogni partito, in ogni schieramento. Addirittura nel PD. 

twitter @francescofilini

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